The Japan Times - Traverso: Scienza al Ranch

EUR -
AED 4.296525
AFN 74.874664
ALL 95.983925
AMD 433.927327
ANG 2.09402
AOA 1073.986263
ARS 1629.105392
AUD 1.629005
AWG 2.105854
AZN 1.991712
BAM 1.955473
BBD 2.356632
BDT 143.595337
BGN 1.951544
BHD 0.442226
BIF 3496.56957
BMD 1.169919
BND 1.49265
BOB 8.115641
BRL 5.809352
BSD 1.170069
BTN 111.224372
BWP 15.88334
BYN 3.309646
BYR 22930.413655
BZD 2.353706
CAD 1.592827
CDF 2714.212348
CHF 0.917357
CLF 0.026787
CLP 1054.261312
CNY 7.988499
CNH 7.98712
COP 4278.686497
CRC 532.008626
CUC 1.169919
CUP 31.002855
CVE 110.246536
CZK 24.392052
DJF 208.405097
DKK 7.472384
DOP 69.594365
DZD 155.030644
EGP 62.64893
ERN 17.548786
ETB 182.743994
FJD 2.570193
FKP 0.86132
GBP 0.863675
GEL 3.135592
GGP 0.86132
GHS 13.101806
GIP 0.86132
GMD 85.403651
GNF 10269.236238
GTQ 8.942706
GYD 244.809
HKD 9.164087
HNL 31.104543
HRK 7.536735
HTG 153.133594
HUF 363.328314
IDR 20367.120986
ILS 3.464602
IMP 0.86132
INR 111.326749
IQD 1532.835385
IRR 1537273.650606
ISK 143.864961
JEP 0.86132
JMD 184.339127
JOD 0.829443
JPY 183.836985
KES 151.142186
KGS 102.274909
KHR 4694.213821
KMF 491.365838
KPW 1052.927155
KRW 1722.144058
KWD 0.36044
KYD 0.975237
KZT 542.81909
LAK 25712.693684
LBP 104801.847973
LKR 373.914181
LRD 214.754033
LSL 19.570191
LTL 3.454467
LVL 0.707673
LYD 7.409727
MAD 10.815289
MDL 20.146626
MGA 4875.183513
MKD 61.638112
MMK 2456.537262
MNT 4184.420886
MOP 9.442119
MRU 46.765968
MUR 54.705322
MVR 18.08107
MWK 2029.360126
MXN 20.46323
MYR 4.624737
MZN 74.758461
NAD 19.574122
NGN 1608.90779
NIO 43.054141
NOK 10.82684
NPR 177.956914
NZD 1.987546
OMR 0.449841
PAB 1.170304
PEN 4.104088
PGK 5.089148
PHP 72.211499
PKR 326.072492
PLN 4.256522
PYG 7274.781632
QAR 4.265767
RON 5.198072
RSD 117.406093
RUB 88.385862
RWF 1711.113426
SAR 4.389765
SBD 9.408618
SCR 16.211749
SDG 702.533879
SEK 10.834363
SGD 1.492653
SHP 0.873463
SLE 28.782244
SLL 24532.613328
SOS 668.779419
SRD 43.822825
STD 24214.962568
STN 24.490979
SVC 10.240241
SYP 129.305286
SZL 19.569722
THB 38.17508
TJS 10.954165
TMT 4.100566
TND 3.40513
TOP 2.816885
TRY 52.881418
TTD 7.948669
TWD 37.013835
TZS 3038.869425
UAH 51.564764
UGX 4391.382448
USD 1.169919
UYU 47.132106
UZS 14040.648497
VES 572.02345
VND 30815.083187
VUV 138.961562
WST 3.176551
XAF 655.84716
XAG 0.015893
XAU 0.000256
XCD 3.161765
XCG 2.109247
XDR 0.813831
XOF 655.84716
XPF 119.331742
YER 279.148142
ZAR 19.567423
ZMK 10530.689331
ZMW 21.91433
ZWL 376.713461

Traverso: Scienza al Ranch




A prima vista è solo spettacolo: una moto che entra in curva, la ruota posteriore che “molla”, il retrotreno che scivola verso l’esterno e poi, quasi per magia, la traiettoria si ricompone. Ma dietro quella magia c’è una grammatica precisa fatta di forze, attrito, carichi, geometrie e tempi. È questo il cuore di “La Scienza del traverso, con Valentino Rossi al Ranch”: un racconto che porta lo spettatore a Tavullia, nel MotorRanch VR46, per trasformare un gesto da campioni – il traverso, o powerslide – in una lezione pratica di fisica applicata.

Il “traverso” non è una derapata “a caso”. È una perdita di aderenza cercata e gestita, in cui la ruota posteriore scivola ma continua a essere parte della guida, mentre l’avantreno resta il riferimento stabile che “tiene” la curva. È la differenza tra scivolare e controllare lo scivolamento; tra subire il fondo e usarlo come strumento. Ed è un tema che al Ranch diventa naturale, perché qui il terreno è pensato – e vissuto – per insegnare ai piloti a convivere con un’aderenza che non è mai totale.

Il Ranch come laboratorio della trazione
Il MotorRanch VR46, sulle colline di Tavullia, è da anni un punto di ritrovo per piloti di diverse categorie e discipline. Non è un semplice “ovale” di dirt track: il tracciato è strutturato come un percorso complesso, con tratti che si collegano, variazioni di pendenza, curve cieche e cambi di ritmo che obbligano a una lettura continua del terreno. La superficie non è asfaltata: è un mix di sabbia su fondo di cemento. Tradotto in termini pratici: l’attrito tra pneumatico e suolo cambia rispetto a una pista tradizionale, e cambia anche la “sensazione” con cui la moto comunica i suoi limiti.

In un ambiente così, la derapata non è un incidente: diventa un linguaggio. E quel linguaggio si apprende con moto diverse da quelle del Motomondiale. Nelle sessioni di guida e nelle gare del Ranch si usano moto da enduro/cross adattate al contesto: assetti più bassi, ruote e soluzioni mirate a lavorare su un fondo che premia la progressività e punisce la rigidità dei comandi. La moto, qui, è un attrezzo di precisione per “misurare” l’aderenza, non un’arma per inseguire il limite a ogni costo.

“Traverso” significa: creare rotazione senza perdere il controllo
Il video scompone il traverso in una sequenza di fasi che, una volta comprese, mostrano quanto sia scientifico ciò che spesso viene raccontato solo come istinto.

1) Ingresso: velocità, chiusura del gas e frenata soprattutto anteriore
L’azione comincia prima della curva. Il pilota arriva “alto” di velocità, chiude il gas e frena. La frenata, su questo tipo di fondo, è soprattutto anteriore: serve a stabilizzare e a creare un punto fermo. Non è solo una questione di rallentare: è una questione di spostare il peso.

2) Trasferimento di carico: l’avantreno diventa il perno
Quando si frena, il carico si trasferisce in avanti. È il famoso trasferimento di carico: aumenta la forza con cui l’anteriore “preme” sul terreno. Più carico sull’anteriore significa più capacità di generare forza laterale e quindi più possibilità di “guidare” la moto mentre il posteriore si libera. In questa fase, la ruota davanti smette di essere solo una ruota che rotola: diventa il perno attorno a cui la moto può ruotare.

3) Controsterzo: la moto inizia a ruotare
Arriva poi un gesto controintuitivo per chi non ha esperienza: il controsterzo. Il manubrio viene mosso in direzione opposta a quella della curva per innescare la rotazione. Su un fondo a bassa aderenza, questo gesto ha un effetto immediato: la ruota posteriore, già “leggera” perché il carico è andato avanti, trova meno grip e comincia a scivolare. È qui che la moto si mette “di traverso”.

4) Riapertura del gas: il posteriore scivola, ma in trazione
Il traverso non è completo finché il pilota non riapre il gas. È l’acceleratore – più di ogni altro comando – a determinare quanta rotazione si produce e quanta stabilità si mantiene. Aumentare il gas significa aumentare la tendenza del posteriore a scivolare e quindi ad allargare la moto; ridurre il gas aiuta a “riagganciare” e stabilizzare. In questa fase il manubrio serve soprattutto a mantenere la stabilità, non a “sterzare” come si farebbe su asfalto.

5) Postura: corpo avanti e verso l’interno
La fisica non riguarda solo la moto: riguarda anche il pilota. Nella gestione del traverso, il corpo resta avanzato per aumentare l’aderenza dell’avantreno e inclinato verso l’interno curva. È una scelta funzionale: se l’anteriore perde grip mentre il posteriore scivola, la derapata smette di essere controllata e diventa rischio.

6) Uscita: togliere carico all’anteriore, raddrizzare e accelerare
Il traverso finisce quando la curva finisce. Per uscire puliti bisogna togliere gradualmente carico all’anteriore, raddrizzare la moto e tornare ad accelerare con continuità. È un passaggio delicato: troppo presto e la moto può “scappare” larga; troppo tardi e si perde velocità in uscita.

Questa sequenza rende chiaro un punto: il traverso è una gestione fine dell’aderenza. Non si tratta di sfidare la fisica, ma di farla lavorare a proprio favore.

Perché la sabbia “aiuta” e allo stesso tempo complica
Su asfalto la soglia di aderenza è più alta e più netta: si può avere molto grip, ma quando lo si supera il margine di recupero può essere più brusco. Sul fondo del Ranch, invece, l’aderenza è più bassa e più “mobile”: il pneumatico scivola prima, e spesso in modo più progressivo, ma la superficie può cambiare da giro a giro e anche da metro a metro. È il motivo per cui il traverso qui diventa una scuola: obbliga a sentire il limite e a restare morbidi.

Ed è anche il motivo per cui il Ranch è considerato, da molti piloti, un luogo formativo unico: insegna la gestione della trazione, l’uso dell’avantreno come riferimento, la capacità di correggere senza irrigidirsi. In poche parole: insegna il controllo.

La 100 km dei Campioni: quando la tecnica diventa gara
Questo contesto tecnico non è astratto: ogni anno trova la sua espressione più “pubblica” nella 100 km dei Campioni, la gara a coppie che si corre al Ranch. L’undicesima edizione ha confermato quanto questo evento sia diventato un punto fisso di fine stagione, con un elenco partenti che unisce piloti di massima categoria e specialisti del dirt/flat track, e una formula che negli ultimi anni ha aggiunto competizioni collaterali per aumentare spettacolo e competitività.

Nell’ultima edizione disputata, la gara principale si è corsa sulla distanza di cento chilometri, con 23 coppie (46 piloti) e un formato che impone ritmo, gestione e costanza. Il risultato ha premiato la coppia formata da Francesco “Pecco” Bagnaia e Augusto Fernandez, capaci di imporsi nonostante una posizione di partenza arretrata. Alle loro spalle, in una classifica serrata fino all’ultimo, si sono piazzati Diogo Moreira con Federico Fuligni e Luca Marini con Matteo Patacca, in un finale con distacchi ridotti.

La stessa edizione è stata segnata anche da episodi che ricordano quanto il controllo, su questo fondo, sia sempre un equilibrio. Valentino Rossi, in coppia con Mattia Casadei, è stato di fatto estromesso dalla lotta di vertice a causa di un inconveniente legato a un contatto nelle fasi iniziali che ha compromesso la moto, rendendo impossibile competere ad armi pari nella gara principale.

Eppure, proprio qui si vede la doppia faccia del Ranch: da un lato la severità del fondo, dall’altro la varietà dei format che permettono a talento e sensibilità di emergere anche fuori dalla “cento chilometri”. Nello stesso weekend, infatti, la Sprint ha visto Rossi imporsi in una gara breve sulla pista lunga, mentre l’Americana – il format a eliminazione sul tracciato corto e illuminato artificialmente – ha premiato Elia Bartolini, protagonista di una prova di grande efficacia.

Questo mosaico di gare non è solo intrattenimento: è un modo per osservare la tecnica in condizioni diverse. Nel lungo, conta la regolarità e la gestione del rischio; nel breve, conta la precisione immediata; nell’eliminazione, conta la lucidità quando l’errore non è più ammesso.

La “scienza del traverso” come ponte tra sport e divulgazione
Il valore aggiunto del video è proprio questo: non si limita a mostrare la derapata, ma la traduce. L’idea è che il traverso non sia un “numero” da stuntman, ma un insieme di scelte coerenti: quando frenare, quanto caricare l’anteriore, quanto controsterzare, quanto gas dare, come posizionare il corpo, come rientrare in traiettoria.

In questa narrazione, Valentino Rossi non è soltanto l’icona che ha trasformato Tavullia in un luogo simbolico per i motori: è l’interprete ideale di un tema che parla di sensibilità. Perché il traverso, più di tante altre tecniche, chiede una qualità che non si misura solo con il cronometro: la capacità di sentire la moto prima che “parli” con una perdita di controllo.

Dal Ranch alle quattro ruote: una sensibilità che resta
C’è poi un ulteriore livello di lettura, particolarmente attuale. Rossi, dopo il ritiro dalle corse motociclistiche, ha costruito una seconda carriera nell’automobilismo e nel 2026 continuerà il suo percorso nelle competizioni GT in Europa con BMW, scegliendo un impegno più compatibile con la vita familiare rispetto ai programmi endurance più itineranti.

In apparenza, la derapata su una pista di sabbia e la guida di una GT da gara sono mondi lontani. Ma la “lezione” del traverso li avvicina: in entrambi i casi, la chiave è la trazione. Capire quando una gomma sta per perdere aderenza, modulare un comando invece di “spezzarlo”, usare il carico per creare stabilità, gestire una rotazione senza esagerarla: sono competenze trasversali, letteralmente.

E forse è qui che il titolo “La Scienza del traverso” trova la sua definizione più concreta: la scienza non è un contorno, è ciò che rende replicabile il gesto. È ciò che trasforma un colpo di genio in un’abilità allenabile. È ciò che, a Tavullia, ogni curva continua a insegnare – anche quando sembra soltanto polvere e spettacolo.