The Japan Times - Hansel e Gretel: La bufala

EUR -
AED 4.111119
AFN 71.643919
ALL 91.231336
AMD 403.334112
ANG 2.003544
AOA 1027.638972
ARS 1722.26983
AUD 1.592482
AWG 2.017777
AZN 1.900601
BAM 1.964994
BBD 2.254669
BDT 138.978393
BGN 1.956579
BHD 0.422418
BIF 3358.297888
BMD 1.119433
BND 1.434612
BOB 13.427947
BRL 6.040488
BSD 1.119448
BTN 106.578233
BWP 15.473189
BYN 3.29994
BYR 21940.879537
BZD 2.251414
CAD 1.562493
CDF 2591.486198
CHF 0.919149
CLF 0.028079
CLP 1108.730783
CNY 7.456651
CNH 7.444896
COP 3558.631552
CRC 509.075052
CUC 1.119433
CUP 26.866705
CVE 111.043517
CZK 24.339432
DJF 198.945115
DKK 7.473629
DOP 67.893475
DZD 151.880132
EGP 62.68767
ERN 16.791489
ETB 180.396157
FJD 2.507809
FKP 0.836941
GBP 0.833613
GEL 2.840087
GGP 0.836941
GHS 13.041504
GIP 0.836941
GMD 82.837795
GNF 9851.007613
GTQ 8.559046
GYD 234.648929
HKD 8.782206
HNL 30.224829
HRK 7.577451
HTG 146.706414
HUF 365.873067
IDR 20335.613147
ILS 3.497446
IMP 0.836941
INR 106.294774
IQD 1694.821001
IRR 2091564.716023
ISK 135.988191
JEP 0.836941
JMD 177.721528
JOD 0.793676
JPY 175.854473
KES 145.470489
KGS 97.892927
KHR 4559.449086
KMF 493.669705
KPW 1007.489323
KRW 1493.438368
KWD 0.348121
KYD 0.932852
KZT 507.457505
LAK 25226.414288
LBP 100245.191964
LKR 372.156267
LRD 190.80688
LSL 18.61606
LTL 3.305393
LVL 0.677133
LYD 7.192359
MAD 11.007942
MDL 20.200243
MGA 5143.792878
MKD 61.592476
MMK 2350.707394
MNT 4027.587888
MOP 9.047632
MRU 45.046053
MUR 52.937681
MVR 17.294674
MWK 1943.335432
MXN 21.130606
MYR 4.541513
MZN 71.542737
NAD 18.615563
NGN 1507.181477
NIO 41.206781
NOK 10.315918
NPR 170.525574
NZD 1.983416
OMR 0.430423
PAB 1.119448
PEN 3.873496
PGK 5.026532
PHP 71.279914
PKR 309.639501
PLN 4.39979
PYG 6558.686949
QAR 4.080893
RON 5.340798
RSD 117.547107
RUB 90.280209
RWF 1651.163128
SAR 4.202463
SBD 9.020619
SCR 15.383448
SDG 673.337376
SEK 10.975237
SGD 1.430254
SHP 0.837711
SLE 25.639476
SLL 23473.947446
SOS 639.749689
SRD 42.140485
STD 23169.995304
STN 24.963348
SVC 9.794696
SYP 14554.862695
SZL 18.616134
THB 37.741647
TJS 10.287781
TMT 3.918014
TND 3.381472
TOP 2.695325
TRY 55.912945
TTD 7.589408
TWD 36.492951
TZS 2964.546373
UAH 50.994511
UGX 4880.880387
USD 1.119433
UYU 45.030085
UZS 13427.594182
VES 993.473847
VND 28885.279854
VUV 133.455919
WST 3.105195
XAF 655.957
XAG 0.022342
XAU 0.000282233505
XCD 3.025323
XCG 2.01754
XDR 0.791497
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 264.415289
ZAR 18.652437
ZMK 10076.234351
ZMW 22.613004
ZWL 360.45685
SSP 6431.363292
MXV 2.381535

Hansel e Gretel: La bufala




Negli ultimi giorni è tornata a circolare l’idea che un “archeologo tedesco” avrebbe dimostrato che Hansel e Gretel fossero in realtà due assassini vissuti nel Seicento. È una narrazione seducente, ma non corrisponde ai fatti storicamente verificabili. Quella tesi nasce nel 1963 da un’operazione editoriale che imitava in modo perfetto i codici della saggistica scientifica: un libro costruito come un’inchiesta con fotografie, presunti reperti, perizie antropologiche e documenti d’archivio. L’“archeologo” citato in quel volume, però, non è mai esistito, e la ricostruzione è stata smontata pubblicamente già l’anno successivo.

Come nasce la storia dei “due assassini”
La narrazione oggi rilanciata online racconta di un insegnante appassionato di scavi che, nei boschi dello Spessart, avrebbe individuato i resti di una casupola con quattro forni; all’interno, le ossa parzialmente bruciate di una donna sui trentacinque anni e, in una cassetta di ferro, utensili da forno e un’antica ricetta di panpepato. Incrociando indizi linguistici e fonti locali, il sedicente ricercatore avrebbe identificato la vittima con una celebre pasticciera del XVII secolo, Katharina Schraderin; i colpevoli, secondo questa trama, sarebbero stati un fornaio di Norimberga, Hans Metzler, e la sorella Grete, mossi dal desiderio di impossessarsi della ricetta dei lebkuchen. Il delitto sarebbe avvenuto nel 1647, in piena Guerra dei Trent’anni: una versione “realistica” che ribalta la fiaba trasformando la “strega” in una professionista uccisa e i due protagonisti in un duo di omicidi.

Che cosa è stato accertato
Quella ricostruzione non è una scoperta archeologica, ma un esempio di “non‑fiction fittizia” messo in scena da un autore tedesco con fine ironia e grande perizia narrativa. Il presunto “professor Georg Ossegg” non è mai esistito; le immagini di scavo – divenute iconiche – ritraevano l’autore stesso travestito; parte dei “reperti” era di provenienza domestica; la ricetta attribuita alla vittima coincideva con un testo di largo consumo dell’epoca. A distanza di pochi mesi dalla pubblicazione, l’operazione fu svelata come una parodia della moda delle scoperte archeologiche “a effetto” e come un esperimento sui meccanismi con cui il pubblico tende ad attribuire autorità a un racconto che indossa gli abiti della ricerca.

Perché l’idea continua a riemergere
L’impianto funziona perché è calibrato sui nostri automatismi cognitivi: fotografie in bianco e nero di “scavi” e “documenti”, un lessico pseudo‑accademico, cronologie e toponimi precisi, collegamenti ingegnosi tra fiaba, linguistica e geografia. A questo si è aggiunta, nel tempo, la circolazione secondaria: nuove edizioni del volume, traduzioni (in Italia il titolo è apparso già nei primi anni Ottanta), un adattamento cinematografico negli anni Ottanta e riprese in programmi e podcast di divulgazione che la presentano esplicitamente come una burla esemplare. Dall’altro lato, piattaforme e pagine web periodicamente rilanciano la tesi come “vera storia dietro la fiaba”, spesso senza ricordare – o senza sapere – che si tratta di un falso letterario dichiarato tale dall’autore e documentato da verifiche indipendenti fin dal 1964.

Cosa resta, davvero, della fiaba
Le fiabe raccolte nell’Ottocento non sono cronache giudiziarie: sedimentano paure, memorie di carestie e processi alle streghe, traumi sociali e morali di un’Europa pre‑industriale. È legittimo studiarne il rapporto con la storia sociale; non è legittimo, però, attribuire loro un caso di omicidio “con nomi e cognomi” senza prove. Per Hansel e Gretel, al di fuori dell’operazione satirica del 1963, non esiste alcuna evidenza archivistica o materiale che dimostri l’esistenza di due fratelli assassini responsabili dell’uccisione di una pasticciera nel 1647.

Il punto
Non c’è un “cold case” risolto da un archeologo tedesco: c’è la storia, ben documentata, di una burla editoriale che ha insegnato quanto un racconto confezionato con gli strumenti della scienza possa sembrare vero anche quando non lo è. Ed è per questo che, ancora oggi, la tesi riaffiora ciclicamente online: perché è verosimile, perché è affascinante e perché parla alla nostra voglia di trovare nel mito un fatto nudo e crudo. Ma i fatti, quelli controllabili, dicono altro.