Oms, migliora la salute globale ma rallentano i progressi
Casi di Hiv giù del 40% in 15 anni, ma 26% della popolazione impoverita da spese sanitarie
La salute globale migliora, ma ciò avviene troppo lentamente, a singhiozzo e non per tutti. È quanto sostiene il rapporto World Health Statistics 2026 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui, di questo passo, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile non saranno raggiunti entro il 2030. Il rapporto analizza decine di indicatori di salute in tutto il mondo, individuando diversi trend positivi: le infezioni da Hiv, per esempio, sono scese del 40% nell'ultimo quindicennio; nello stesso periodo, il consumo di alcol è calato del 13%; giù di oltre il 25% l'uso di tabacco. Sul fronte delle malattie tropicali neglette, le persone che hanno avuto bisogno di cure è sceso di oltre un terzo. Dati positivi anche nelle condizioni igieniche di base: dal 2015 al 2024 quasi 1 miliardo di persone in più ha avuto accesso all'acqua potabile, 1,2 miliardi ai servizi igienico-sanitari, 1,6 miliardi all'igiene di base e 1,4 miliardi a soluzioni pulite per cucinare. Non mancano però le criticità: l'incidenza della malaria è cresciuta dell'8,5%, la quota di donne in età fertile affette da anemia è rimasta invariata (30,7%), aumenta il sovrappeso nei bambini sotto i 5 anni (5,5%), un quarto delle ragazze e donne che ha un partner ha subito violenza da questo. In generale, osserva il rapporto, anche laddove si osserva un miglioramento rispetto al recente passato, i progressi stanno rallentando e in molti casi hanno ripreso ad accentuarsi le differenze tra i diversi paesi: la mortalità materna globale è diminuita del 40% dal 2000, ma resta quasi tre volte superiore all'obiettivo fissato per il 2030; la mortalità sotto i cinque anni è calata del 51%, ma molti paesi sono esclusi da questi miglioramenti. Ancora: il numero di persone che hanno accesso alla copertura sanitaria universale è rimasto pressoché stabile e un quarto della popolazione mondiale (il 26%) ha dovuto affrontare difficoltà economiche a causa dei costi sanitari mentre 1,6 miliardi di persone vivono in povertà o vi sono state spinte a causa delle spese sanitarie. "Questi dati raccontano una storia fatta sia di progressi che di persistenti disuguaglianze, con molte persone - specialmente donne, bambini e coloro che vivono in comunità svantaggiate - a cui sono ancora negate le condizioni di base per una vita sana", ha dichiarato il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Y.Mori--JT