The Japan Times - Vaccini: perché obbligatori?

EUR -
AED 4.097449
AFN 71.405838
ALL 90.616631
AMD 401.812176
ANG 1.996881
AOA 1024.222003
ARS 1713.62359
AUD 1.586729
AWG 2.011067
AZN 1.901136
BAM 1.949248
BBD 2.247416
BDT 138.524382
BGN 1.950072
BHD 0.421299
BIF 3348.664286
BMD 1.11571
BND 1.425553
BOB 13.529886
BRL 6.07404
BSD 1.115884
BTN 105.894855
BWP 15.416733
BYN 3.286955
BYR 21867.912013
BZD 2.244137
CAD 1.557179
CDF 2582.868583
CHF 0.919211
CLF 0.028029
CLP 1106.739931
CNY 7.431859
CNH 7.423714
COP 3564.257673
CRC 507.410374
CUC 1.11571
CUP 26.778989
CVE 109.89512
CZK 24.353323
DJF 198.284384
DKK 7.473331
DOP 67.635085
DZD 151.572144
EGP 62.471162
ERN 16.735647
ETB 180.144444
FJD 2.503323
FKP 0.834157
GBP 0.833173
GEL 2.905153
GGP 0.834157
GHS 12.999654
GIP 0.834157
GMD 82.562922
GNF 9875.80474
GTQ 8.530327
GYD 233.890121
HKD 8.751695
HNL 29.991191
HRK 7.552251
HTG 146.193844
HUF 365.770399
IDR 20257.942776
ILS 3.508417
IMP 0.834157
INR 105.955892
IQD 1691.514361
IRR 2084608.919934
ISK 136.009279
JEP 0.834157
JMD 177.313208
JOD 0.791082
JPY 175.639543
KES 144.89766
KGS 97.567376
KHR 4552.758153
KMF 492.028411
KPW 1004.138774
KRW 1488.758952
KWD 0.347165
KYD 0.92987
KZT 505.929434
LAK 25123.453969
LBP 99922.520078
LKR 371.142489
LRD 189.679884
LSL 18.595196
LTL 3.294401
LVL 0.674882
LYD 7.172858
MAD 10.971273
MDL 19.973579
MGA 5047.215888
MKD 61.373706
MMK 2342.889781
MNT 4014.19357
MOP 9.016372
MRU 45.247533
MUR 52.751181
MVR 17.238138
MWK 1934.449804
MXN 20.968745
MYR 4.527778
MZN 71.305434
NAD 18.595196
NGN 1501.980106
NIO 41.06198
NOK 10.263084
NPR 169.431569
NZD 1.980129
OMR 0.42899
PAB 1.115989
PEN 3.862019
PGK 5.077909
PHP 71.054021
PKR 308.685923
PLN 4.404209
PYG 6537.027277
QAR 4.067528
RON 5.337002
RSD 117.453044
RUB 90.005057
RWF 1647.141366
SAR 4.188821
SBD 8.990619
SCR 15.366815
SDG 671.103544
SEK 10.959674
SGD 1.42586
SHP 0.834925
SLE 25.553845
SLL 23395.881486
SOS 637.665207
SRD 41.972449
STD 23092.94018
STN 24.418688
SVC 9.763183
SYP 14506.458423
SZL 18.59018
THB 37.692586
TJS 10.270839
TMT 3.904984
TND 3.336784
TOP 2.686361
TRY 55.727254
TTD 7.56557
TWD 36.423355
TZS 2946.810525
UAH 50.610698
UGX 4742.208913
USD 1.11571
UYU 44.860819
UZS 13383.494263
VES 990.169911
VND 28789.217736
VUV 133.012093
WST 3.094869
XAF 655.957
XAG 0.022737
XAU 0.000287344858
XCD 3.015262
XCG 2.010941
XDR 0.788865
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 263.534658
ZAR 18.66081
ZMK 10042.73102
ZMW 22.500973
ZWL 359.258099
SSP 6409.974876
MXV 2.363292

Vaccini: perché obbligatori?




L’obbligo vaccinale non rende un farmaco efficace per decreto. Stabilisce, invece, quando una misura di prevenzione debba diventare anche un dovere, per tutelare chi la riceve e, dove possibile, ridurre i rischi per gli altri. Capire questa distinzione è il primo passo per discutere di vaccini senza confondere scienza, diritto e scelte politiche.

Perché imporre una vaccinazione, anziché limitarsi a consigliarla? La domanda riguarda il rapporto tra libertà personale, responsabilità dei genitori e tutela della salute. Non trova una risposta seria né nell’idea che ogni intervento medico sia privo di rischi, né nella convinzione opposta che una decisione individuale non possa mai avere conseguenze collettive.

In Italia la discussione deve partire da una precisazione: non tutti i vaccini sono obbligatori e non esiste un obbligo indistinto valido per qualsiasi persona, a qualsiasi età. La normativa individua specifiche vaccinazioni, fasce anagrafiche, condizioni di esenzione e conseguenze dell’inadempienza. La valutazione sanitaria, invece, riguarda l’efficacia dei singoli prodotti, la loro sicurezza e il rischio delle malattie che prevengono. Sono piani collegati, ma non sovrapponibili.

Il morbillo dimostra che il problema non è scomparso
I dati più recenti riportano la discussione alla realtà. Tra il primo agosto 2025 e il 31 luglio 2026 sono stati segnalati 2.339 casi di morbillo nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo. L’Italia ne ha registrati 640, il numero assoluto più elevato tra i Paesi considerati. Si tratta di un periodo di dodici mesi, non del solo anno solare 2026, e di notifiche suscettibili di aggiornamenti.

Nel medesimo periodo non sono stati segnalati decessi attribuibili al morbillo. È un dato importante, che non equivale però alla scomparsa della malattia o all’assenza del rischio di complicanze. Tra i casi per i quali erano disponibili sia l’età sia lo stato vaccinale, il 73,1 per cento riguardava persone non vaccinate.

Queste percentuali, da sole, non consentono di calcolare l’efficacia di un vaccino: occorre conoscere anche quante persone vaccinate e non vaccinate compongano la popolazione esposta. Mostrano tuttavia perché le lacune nella protezione continuino a essere un problema concreto.

Per il morbillo l’obiettivo è mantenere una copertura di almeno il 95 per cento con due dosi, anche a livello locale. Una buona media nazionale può infatti nascondere territori o comunità nei quali si concentrano persone suscettibili. Il virus non incontra una percentuale statistica: incontra individui, famiglie, classi scolastiche e reti di contatto.

Dal vaiolo alla prevenzione moderna
La storia della vaccinazione aiuta a comprendere un paradosso: quando una misura preventiva funziona, il pericolo contro cui è stata introdotta diventa meno visibile. Nel 1796 Edward Jenner compì un passaggio fondamentale nello sviluppo della vaccinazione contro il vaiolo, utilizzando materiale proveniente dal vaiolo bovino per ottenere protezione contro quello umano. Da quella esperienza, molto distante dagli standard etici e scientifici attuali, prese forma un percorso che avrebbe cambiato la medicina.
Nel 1980 il vaiolo fu dichiarato ufficialmente eradicato. Il risultato arrivò attraverso vaccinazioni, sorveglianza epidemiologica, individuazione dei casi e contenimento dei focolai. Non fu la semplice conseguenza del trascorrere del tempo.

Quella vicenda dimostra anche che le politiche vaccinali possono cambiare quando cambia il rischio. L’obiettivo della prevenzione non è conservare indefinitamente lo stesso calendario, ma adeguare gli interventi alle condizioni epidemiologiche. Una malattia eradicata nel mondo, però, è cosa diversa da una malattia diventata rara in un singolo Paese.

Che cosa fa davvero un vaccino
Un vaccino prepara il sistema immunitario a riconoscere un agente infettivo, o una sua componente, prima che l’incontro con il patogeno provochi una malattia potenzialmente grave. A seconda della tecnologia utilizzata, può contenere microrganismi attenuati o inattivati, componenti selezionate oppure istruzioni che permettono all’organismo di produrre un antigene.

La risposta comprende la produzione di anticorpi e l’attivazione di meccanismi di memoria immunitaria. Quando si verifica una successiva esposizione, l’organismo può reagire più rapidamente. Non significa che ogni vaccinato sia protetto in modo assoluto e permanente. L’efficacia, la durata della protezione e la necessità di richiami dipendono dal vaccino, dalla malattia e dalle caratteristiche della persona. Anche la capacità di prevenire l’infezione, ridurre la trasmissione o evitare soprattutto le forme gravi può essere diversa.

La valutazione corretta non contrappone un vaccino imperfetto a un mondo senza rischi. Confronta i benefici e i rischi della vaccinazione con quelli dell’infezione che si vuole prevenire.

Quali vaccinazioni sono obbligatorie in Italia
Il quadro introdotto dal decreto legge 73 del 2017, convertito nella legge 119 dello stesso anno, prevede dieci vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori da zero a sedici anni, secondo le indicazioni del calendario relative alle diverse coorti di nascita. Le malattie interessate sono poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, infezioni da Haemophilus influenzae di tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella. Per quest’ultima, l’obbligo riguarda i nati dal 2017.

Dieci vaccinazioni non significano necessariamente dieci iniezioni distinte: i preparati combinati consentono di proteggere contro più malattie con una stessa somministrazione, mentre il completamento della protezione può richiedere più dosi. Esistono inoltre vaccinazioni offerte attivamente e gratuitamente senza rientrare in questo elenco di obblighi, come quelle contro meningococco B e C, pneumococco e rotavirus, secondo le indicazioni previste.

La distinzione è giuridica, non una graduatoria automatica di importanza sanitaria. Un vaccino raccomandato non è per questo superfluo: la sua utilità va valutata rispetto alla malattia, all’età e alle condizioni della persona.

Proteggere gli altri, senza semplificare la biologia
Quando una vaccinazione riduce la possibilità di contrarre e trasmettere un’infezione, una copertura elevata può contribuire a proteggere anche chi non è immunizzato. È il principio della protezione di comunità, particolarmente importante per i bambini ancora troppo piccoli per ricevere determinate dosi e per alcune persone con controindicazioni mediche.

Questo beneficio non funziona però allo stesso modo per tutte le malattie. Il tetano, per esempio, non si trasmette da una persona all’altra. L’infezione può svilupparsi quando le spore del batterio presenti nell’ambiente contaminano una ferita. La vaccinazione degli altri non sostituisce quindi la propria protezione antitetanica. La ragione degli obblighi non può essere ridotta a una sola formula. Comprende la tutela diretta del minore e, per le infezioni nelle quali è possibile, il contenimento della circolazione del patogeno.
Riconoscere queste differenze rafforza la spiegazione scientifica. Presentare tutti i vaccini come identici, o attribuire loro gli stessi effetti sulla trasmissione, rende invece il confronto meno preciso e più vulnerabile alla sfiducia.

Scuola, sanzioni ed esenzioni
Le conseguenze dell’inadempienza cambiano secondo il servizio educativo frequentato. Per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, il rispetto degli obblighi vaccinali costituisce in generale un requisito di ammissione, fatti salvi i casi previsti dalla legge. Dalla scuola primaria in avanti, la mancata vaccinazione non impedisce invece la frequenza né la partecipazione agli esami. L’azienda sanitaria locale può avviare un percorso informativo e di recupero. La normativa contempla sanzioni amministrative da 100 a 500 euro, con la possibilità di evitarle regolarizzando la situazione nei termini e secondo le modalità previste.

L’obbligo non cancella la valutazione clinica. Una vaccinazione può essere omessa o differita quando specifiche condizioni documentate comportano un accertato pericolo per la salute. Anche l’immunizzazione conseguente a una malattia naturale, quando adeguatamente comprovata, può esonerare dalla relativa vaccinazione.

Un’esenzione riguarda una situazione medica precisa: non è una deroga generica all’intero calendario. La valutazione compete ai professionisti sanitari e deve distinguere le controindicazioni effettive dai timori non sostenuti da elementi clinici.

Sicurezza significa controllare anche ciò che è raro
Nessun intervento medico può essere descritto seriamente come privo di qualsiasi rischio. Dopo una vaccinazione possono comparire dolore nella sede dell’iniezione, febbre o altri disturbi generalmente transitori. Sono possibili anche reazioni gravi, ma rare, la cui frequenza e natura variano secondo il prodotto e le caratteristiche della persona. La sicurezza viene valutata prima dell’autorizzazione e continua a essere sorvegliata durante l’impiego nella popolazione. Il controllo successivo è indispensabile: alcuni eventi molto rari possono essere individuati soltanto quando il numero delle somministrazioni diventa elevato.

La farmacovigilanza richiede però una distinzione essenziale. Un evento avverso è un problema di salute comparso dopo la somministrazione; una relazione temporale non dimostra, da sola, che il vaccino lo abbia provocato.
Per valutare un possibile nesso causale occorre esaminare tempi di comparsa, plausibilità biologica, altre spiegazioni, dati clinici e frequenza dello stesso evento nella popolazione. Le segnalazioni sono dunque materiale da analizzare, non un conteggio già verificato dei danni causati dai vaccini.

Confondere queste categorie produce allarme ingiustificato. Liquidare ogni segnalazione senza esaminarla sarebbe altrettanto sbagliato. La funzione della sorveglianza è proprio individuare i segnali credibili e approfondirli.

Vaccini e autismo: una distinzione necessaria
Tra le affermazioni che hanno maggiormente condizionato il dibattito figura quella di un rapporto causale tra vaccinazioni e autismo. Le evidenze scientifiche di qualità non sostengono questa relazione. Anche il riesame internazionale completato nel dicembre 2025 ha confermato tale conclusione, considerando i vaccini in generale e le questioni relative a tiomersale e adiuvanti contenenti alluminio.

Il fatto che i primi segni di una condizione diventino riconoscibili in un periodo vicino a una vaccinazione non dimostra che questa ne sia la causa. La coincidenza temporale può suggerire una domanda da verificare, ma non costituisce già la risposta.

Questo punto non elimina il dovere di studiare la sicurezza dei prodotti. Impedisce, piuttosto, di presentare come dubbio scientifico irrisolto una relazione che le ricerche più solide non confermano. La trasparenza consiste anche nel distinguere i rischi documentati dalle ipotesi prive di un sostegno convincente.

Il limite costituzionale all’obbligo
La giustificazione sanitaria non esaurisce la questione giuridica. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Prevede inoltre che un trattamento sanitario possa essere imposto soltanto dalla legge, nel rispetto della persona umana.

Nella sentenza 5 del 2018, la Corte costituzionale ha esaminato l’estensione degli obblighi vaccinali introdotta nel 2017 e ha respinto le principali contestazioni, considerando anche il calo delle coperture e il contesto epidemiologico. Il ragionamento non attribuisce allo Stato un potere senza limiti. La scelta deve mantenere un fondamento scientifico e un rapporto ragionevole tra benefici attesi, rischi e sacrifici richiesti. La stessa disciplina prevede la possibilità di rivedere l’obbligatorietà per morbillo, rosolia, parotite e varicella attraverso una procedura basata sui dati. Non si tratta di una scadenza automatica dell’obbligo.

L’ordinamento contempla inoltre forme di indennizzo per determinati danni irreversibili da vaccinazione, alle condizioni previste. La solidarietà non può essere invocata soltanto per chiedere una condotta al cittadino: deve operare anche quando si verifica un danno riconosciuto.

Una legge non sostituisce un servizio che funziona
La domanda decisiva, allora, non è soltanto se mantenere un obbligo, ma come rendere la prevenzione effettivamente accessibile e comprensibile. Un sistema coerente dovrebbe affiancare alle regole appuntamenti disponibili, informazioni chiare, registrazioni affidabili e occasioni di confronto con i professionisti. Dovrebbe inoltre distinguere il rifiuto consapevole dalle difficoltà organizzative, dai problemi di accesso e dalla mancata comprensione del calendario.

Sul piano dell’analisi pubblica è altrettanto necessario separare due discussioni. Si può valutare criticamente l’efficacia di una sanzione o il modo in cui viene applicata una norma senza negare l’efficacia dei vaccini. E si può riconoscere il valore della vaccinazione senza considerare automaticamente adeguata qualsiasi misura coercitiva.

L’obbligo è uno strumento di politica sanitaria, non il fondamento della verità scientifica. La sua legittimità dipende dalla capacità di proteggere la salute con misure motivate, proporzionate e verificabili. La fiducia, invece, richiede qualcosa che nessuna sanzione può produrre da sola: spiegazioni accurate, ascolto e istituzioni disposte a rendere conto delle proprie decisioni.