The Japan Times - Impianti FPSO a 3000 metri

EUR -
AED 4.238131
AFN 75.001612
ALL 91.835551
AMD 420.215603
ANG 2.065846
AOA 1058.097382
ARS 1738.721108
AUD 1.618312
AWG 2.078406
AZN 1.959418
BAM 1.955416
BBD 2.322864
BDT 141.993353
BGN 1.942469
BHD 0.434974
BIF 3455.836031
BMD 1.153868
BND 1.467625
BOB 13.320442
BRL 5.935965
BSD 1.153284
BTN 110.668752
BWP 15.609206
BYN 3.501943
BYR 22615.821771
BZD 2.319465
CAD 1.605418
CDF 2668.317686
CHF 0.945064
CLF 0.027869
CLP 1100.432497
CNY 7.744131
CNH 7.744713
COP 3609.554387
CRC 516.103145
CUC 1.153868
CUP 30.577514
CVE 110.771466
CZK 24.300873
DJF 205.065553
DKK 7.475994
DOP 68.213924
DZD 154.174079
EGP 59.664691
ERN 17.308027
ETB 188.380347
FJD 2.551775
FKP 0.855167
GBP 0.856315
GEL 3.000097
GGP 0.855167
GHS 13.266195
GIP 0.855167
GMD 84.810308
GNF 10125.195775
GTQ 8.804424
GYD 241.283674
HKD 9.051948
HNL 30.953459
HRK 7.534988
HTG 150.733019
HUF 365.652263
IDR 20408.471411
ILS 3.511164
IMP 0.855167
INR 110.740678
IQD 1510.829562
IRR 1586107.581943
ISK 139.826225
JEP 0.855167
JMD 181.644337
JOD 0.818067
JPY 179.042884
KES 149.379985
KGS 100.905564
KHR 4676.629152
KMF 491.548686
KPW 1038.481979
KRW 1571.361439
KWD 0.356153
KYD 0.961128
KZT 515.817669
LAK 25810.156301
LBP 103276.071033
LKR 380.468599
LRD 201.363956
LSL 18.755043
LTL 3.407073
LVL 0.697964
LYD 7.327561
MAD 10.904054
MDL 20.050411
MGA 4978.065784
MKD 61.517655
MMK 2422.495327
MNT 4153.387933
MOP 9.318432
MRU 46.177734
MUR 54.047419
MVR 17.781194
MWK 1999.816036
MXN 19.802
MYR 4.666938
MZN 73.744112
NAD 18.623752
NGN 1528.807052
NIO 42.442035
NOK 10.781874
NPR 177.07614
NZD 2.003918
OMR 0.44366
PAB 1.153284
PEN 3.870174
PGK 5.214022
PHP 72.479668
PKR 319.94456
PLN 4.342342
PYG 6864.622503
QAR 4.203856
RON 5.259908
RSD 117.377304
RUB 97.151554
RWF 1694.196739
SAR 4.330555
SBD 9.253447
SCR 16.01902
SDG 694.066711
SEK 11.288174
SGD 1.468834
SHP 0.854686
SLE 28.443044
SLL 24196.035255
SOS 659.096302
SRD 43.558457
STD 23882.747423
STN 24.495403
SVC 10.090975
SYP 15002.59798
SZL 18.760642
THB 38.41286
TJS 10.638957
TMT 4.03854
TND 3.378451
TOP 2.778238
TRY 56.122199
TTD 7.826497
TWD 36.760173
TZS 3052.706709
UAH 51.484769
UGX 4532.090563
USD 1.153868
UYU 46.380894
UZS 13568.571227
VES 970.615717
VND 29959.040635
VUV 136.257783
WST 3.151789
XAF 655.957
XAG 0.018148
XAU 0.000268
XCD 3.118387
XCG 2.07851
XDR 0.815845
XOF 655.957
XPF 119.331742
YER 272.918679
ZAR 18.763597
ZMK 10386.192954
ZMW 22.517774
ZWL 371.545173
SSP 6515.006483
MXV 2.245419

Impianti FPSO a 3000 metri




Estrarre gas e petrolio dalle viscere del mare è sempre stata una sfida. Le piattaforme offshore tradizionali, ancorate su strutture rigide, possono lavorare in genere fino a circa 250 metri di profondità; oltre questi limiti rischiano il collasso. Con l’esaurimento dei giacimenti costieri e la spinta a sfruttare depositi situati in acque profonde, l’industria ha sviluppato le Floating Production Storage Offloading (FPSO), vere città industriali galleggianti lunghe più di 350 metri che possono essere ancorate anche a 3 000 metri sotto la superficie. Sembrano navi, ma sono impianti autonomi e autosufficienti dal punto di vista energetico, in grado di estrarre, trattare e stoccare idrocarburi in mare aperto.

Come sono costruite le FPSO
La costruzione di un’unità FPSO richiede circa 2 milioni di ore di progettazione e 25 milioni di ore di lavoro in cantiere. Questi colossi superano i 350 metri di lunghezza, pesano intorno alle 100 000 tonnellate e contengono circa 500 apparecchiature complesse con migliaia di tubazioni e chilometri di cavi. Una FPSO ospita normalmente un centinaio di persone che vivono e lavorano a bordo. Per garantirne la stabilità in tutte le condizioni di carico si usano serbatoi di zavorra (ballast tanks) che vengono riempiti o svuotati con acqua di mare man mano che petrolio e gas vengono caricati.

Dal fondale alla nave: il processo di estrazione
Il pozzo non si trova sulla nave ma sul fondo del mare. Un mezzo di perforazione scava e installa la testa di pozzo sul fondale; da lì il fluido – una miscela di petrolio, gas e acqua – risale attraverso tubi flessibili (risers) fino alla FPSO. A bordo del vascello si trovano separatori multifase che dividono gas, petrolio e acqua in base alla densità. Il petrolio viene stoccato nei serbatoi interni, l’acqua viene reiniettata nel giacimento e il gas viene compresso: una parte viene utilizzata per la produzione di energia a bordo e il resto inviato a terra. Gru ed eliporti permettono di movimentare materiali e personale anche se la nave si trova a centinaia di chilometri dalla costa.

Ancoraggio e sistemi di stabilizzazione
Per mantenere la posizione in acque profonde l’ancoraggio è cruciale. Esistono due sistemi principali: lo spread mooring, dove una serie di ancore disposte a raggiera sul fondale mantiene la nave orientata rispetto a onde e correnti; e il sistema a torretta, nel quale la nave è collegata a una torretta ancorata al fondale che funge da perno centrale e permette all’unità di ruotare liberamente seguendo vento e mare. I riser sono collegati alla torretta, che resta fissa mentre la nave gira.

Il progetto Kaombo in Angola
Un esempio di queste tecnologie è il progetto Kaombo di TotalEnergies, in produzione dal 2018 nel blocco 32 al largo dell’Angola. Le riserve sono stimate a 658 milioni di barili e si trovano fino a 1 950 metri di profondità. Sei giacimenti (Gengibre, Gindungo, Caril, Canela, Mostarda e Louro) sono collegati a due FPSO – Kaombo Norte e Kaombo Sul – tramite 300 chilometri di condotte sottomarine. Le due unità, ricavate dalla conversione di petroliere, producono e stoccano oltre 115 000 barili di petrolio al giorno ciascuna, e nel 2023 Kaombo Sul ha toccato un record di 130 554 barili al giorno. Il progetto ha comportato la perforazione di 59 pozzi in un’area di 800 km².

La Búzios 8 con la P‑79 in Brasile
Nel campo Búzios nel pre-sale brasiliano l’unità P‑79 di Petrobras è arrivata nel febbraio 2026, diventando la nuova piattaforma del progetto Búzios 8. La P‑79 può produrre 180 000 barili di olio al giorno e comprimere 7,2 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il campo Búzios è situato in acque profonde fino a 2 100 metri e nel 2025 ha superato il milione di barili al giorno, rendendolo il più grande giacimento ultra-profondo del Brasile. La nave è stata costruita da una joint‑venture tra Saipem e Hanwha Ocean in Asia e trasferita in Brasile con l’equipaggio a bordo per ridurre i tempi di avvio. Fa parte di una flotta che include altre sette FPSO (P‑74, P‑75, P‑76, P‑77, Almirante Barroso, Almirante Tamandaré e P‑78) e il progetto Búzios 8 comprende 14 pozzi, di cui otto produttori e sei iniettori.

L’FPU Whale nel Golfo d’America
Nel Golfo d’America il progetto Whale ha avviato la produzione nel gennaio 2025. La Floating Production Unit (FPU) Whale, ancorata in oltre 8 600 piedi di acqua (circa 2 620 metri), è progettata per produrre 85 000 barili al giorno. La struttura usa tecnologie ad alta pressione per sfruttare giacimenti tra i più profondi sviluppati negli Stati Uniti.

Sfide ambientali e prospettive future
Le FPSO operano in ambienti estremi, soggetti a tempeste e correnti intense. Per questo l’industria investe in sistemi di sicurezza e riduzione del rischio, inclusi monitoraggi continui, strutture rinforzate e procedure anti-sversamento. I commenti del pubblico evidenziano due sensibilità contrapposte: da un lato l’ammirazione per l’ingegneria che consente di estrarre risorse a profondità straordinarie; dall’altro, la preoccupazione per l’impatto ambientale e il paradosso di investire miliardi nell’estrazione di idrocarburi mentre il mondo mira alla decarbonizzazione. Molti lettori sottolineano l’orgoglio per il contributo di aziende italiane come Saipem allo sviluppo delle FPSO, ma auspicano al contempo che queste tecnologie evolvano per ridurre le emissioni e per essere riutilizzate in futuro per lo stoccaggio di CO₂ o come centri di elaborazione dati.

Nonostante l’ascesa delle energie rinnovabili, infrastrutture come le FPSO restano essenziali per garantire l’approvvigionamento energetico durante la transizione. La capacità di convertire il gas in forma liquida, fungere da magazzini per CO₂ e persino diventare data center galleggianti indica che questi giganti del mare potrebbero avere un futuro anche oltre l’estrazione tradizionale. La sfida, per l’industria e i legislatori, sarà conciliare la necessità di sfruttare risorse ancora abbondanti nel sottosuolo con l’urgenza di ridurre l’impatto climatico: un equilibrio che richiederà innovazione tecnologica, politiche ambiziose e un dialogo continuo con la società.