The Japan Times - Dal cinema allo spettacolo, il lavoro creativo è precario e discontinuo

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Dal cinema allo spettacolo, il lavoro creativo è precario e discontinuo
Dal cinema allo spettacolo, il lavoro creativo è precario e discontinuo

Dal cinema allo spettacolo, il lavoro creativo è precario e discontinuo

Lo studio Cgil-Fondazione Di Vittorio. Di Marco (Slc): "Passiamo da 30 a 2 soli contratti"

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(di Francesca Chiri) Creatività e fatica, discontinuità, caos retributivo e contrattuale, welfare praticamente inaccessibili, ritmi frenetici e orari lunghi, ricatto di una domanda di lavoro spesso sottopagata o in nero, spesso condita da episodi di molestie. Senza contare l'atteso impatto e i rischi dell'intelligenza artificiale sul settore. Spesso additati come lavoratori "fortunati", gli addetti dei comparti dello spettacolo e del cinema vivono una stagione di grave compromissione delle condizioni di lavoro. Questo risulta almeno dall'inchiesta promossa dalla Slc Cgil nazionale con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, e a cura di Eliana Como, realizzata su circa 2300 questionari, compilati online dai lavoratori del mondo del Cinema e del Live. È un campione di persone che svolge a tutti gli effetti questo lavoro (soltanto il 13% svolge una seconda attività), anche da molto tempo (30% da più di 25 anni, 37% da 25 a 10 anni, 33% da meno di 10 anni), di tutte le fasce d'età, prevalentemente con contratti a tempo determinato (44%), autonomi (25%) e parasubordinati (24%). In linea con i dati Istat, il campione è concentrato in larga parte tra Centro e Nord del paese, dato che che una parte dell'Italia, al Sud e in generale nelle aree più periferiche, fa strutturalmente fatica a accedere a questo mondo in cui la creatività è il tratto comune, così come la fatica: "meno evidente, perché, a prescindere dalla professione, anche quelle più visibili al pubblico, la fatica è nascosta, prima o dopo gli applausi, dietro le telecamere o dietro le quinte, comunque lontana dalla ribalta e dalle pagine patinate dei programmi" afferma Eliana Como, sindacalista e ricercatrice della Fondazione di Vittorio ha curato l'indagine "Scena e Schermo. Il lavoro nel Cinema e nel Live" presentata a Roma. Dai teatri alle fondazioni lirico sinfoniche, fino ai set cinematografici, le pubblicità, i documentari, i palchi, le fiere, i circhi, i cabaret, i locali notturni, gli esercizi cinematografici, fino all'arte di strada e alle forme di spettacolo sul web, il principale dato che emerge è la trasversalità delle condizioni di lavoro tra i due comparti: mondi in cui spesso c'è poca remora a offrire proposte di lavoro sottopagate (indipendentemente dal fatto che abbiano accettato o meno, al 77% sono capitate negli ultimi due anni offerte di lavoro pagato poco), non pagate (51%) o in nero (45%). Una condizione di costante ricatto che è spesso l'unica alternativa per i più giovani che vogliono accedere alla professione, rendendo così più debole anche la condizione di chi è arrivato a un punto tale della propria carriera da poter permettersi di rifiutare. D'altra parte, se si esclude la parte comunque più strutturata delle fondazioni lirico sinfoniche, questo è anche un settore in cui spesso i contratti nazionali non sono rispettati (il 26% del campione risponde che il contratto nazionale, se esiste, non è rispettato), a volte nemmeno conosciuti dagli stessi lavoratori e lavoratrici (il 22% ne ignora i contenuti) e comunque non sono percepiti come strumento di determinazione del salario e dei diritti (solo per il 29% di chi lavora nel Cinema e il 32% nel Live è il contratto nazionale a determinare principalmente il salario). Un sistema in cui, dunque, prevale la contrattazione individuale (70% di chi lavora nel Cinema e dal 62% nel Live) e, soprattutto nel Cinema, il legame con il proprio gruppo di lavoro, che spesso determina l'ingaggio e la relativa condizione salariale (il 60% di chi lavora nel cinema, soprattutto i più giovani e in generale le professioni di "assistente", 71%), creando, però, condizioni di dipendenza del singolo dal proprio entourage. Per questo la Cgil, con la segretaria nazionale della Slc Sabina Di Marco, chiede di avviare "un percorso verso una nuova contrattazione, nuove relazioni industriali e nuove regole a sostegno dei settori che rappresentiamo". Nel settore cineaudiovisivo i contratti collettivi nazionali sono 24 (sottoscritti da Anica, Apa, Ape, Cna e Confartigianato) e sono 6 quelli nello spettacolo dal vivo (sottoscritti con Federvivo e il sistema della Cooperazione). La platea complessiva è di circa 155mila lavoratori, secondo l'Istat; circa 300mila gli ex Enpals. Slc Cgil propone invece due grandi contratti: uno del cineaudiovisivo e uno dello spettacolo dal vivo.

T.Maeda--JT