The Japan Times - Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'

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Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'
Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'

Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'

La dark comedy di Mary Bronstein da oggi in sala grazie alla bolognese I Wonder Pictures

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(di Lucia Magi) "Sono una di quelle persone che non dovrebbero essere madri", confessa Linda, protagonista del film 'Se solo potessi ti prenderei a calci', scritto e diretto da Mary Bronstein per A24 e da oggi al cinema grazie a I Wonder Pictures. In realtà Linda, interpretata dalla vincitrice del Golden Globe e candidata all'Oscar per questa parte Rose Byrne, è solo stanca. Sfinita e sola, sente di essere inadeguata. Lavora come psicologa e ha una figlia malata, un marito sempre via per lavoro (Christian Slater), una paziente scomparsa e rapporti sempre più tesi con il proprio psicologo (Conan O'Brien). Nei pochi giorni in cui si svolge la vicenda, una serie di imprevisti peggiora una situazione già al limite: un'enorme falla nel soffitto del suo appartamento provoca un allagamento, costringendo madre e figlia a trasferirsi in un motel; i lavori di riparazione si fermano a causa di continue emergenze; e i trattamenti medici della bambina sembrano non avere effetto. 'Se solo potessi ti prenderei a calci' si inserisce in una tendenza crescente nel cinema oltreoceano — 'La figlia oscura' di Maggie Gyllenhaal, 'Nightbitch' di Marielle Heller, per esempio — che mostra senza filtri la maternità anche come esperienza estenuante, capace di isolare e annebbiare. La dark comedy di Bronstein è però soprattutto un'esperienza tragicomica, cupa solo a tratti per quanto è vera e umana; divertente ma mai ridicola. "Sono così anche nella vita — dice Byrne in conferenza stampa — tendo a ridere nei momenti di tensione. Sono australiana, abbiamo un certo umorismo nero nelle crisi. La sceneggiatura aveva già molta ironia. Se fosse solo slapstick non funzionerebbe, se fosse solo melodramma diventerebbe soffocante. Con Mary eravamo in sintonia su questo equilibrio. È stato davvero come camminare su un filo per tutta la performance". "Il film si riflette moltissimo sul pubblico: ognuno reagisce in modo diverso. È stato interessante vedere come cambiava da festival a festival. A New York hanno iniziato subito a ridere: lì è stato percepito come una commedia nera sofisticata. A Toronto, invece, con un audience più universitaria, sembrava quasi un film horror", scherza l'attrice. Quello che succede a Linda "non capita al 99% dei genitori" - rassicura Byrne - ma il film parla anche di essere caregiver, non solo madre: chiunque abbia accudito una persona malata può riconoscersi. È un'espressione artistica sul trauma e, se si apprezza il cinema in senso artistico, non dovrebbe spaventare". Il direttore della fotografia Christopher Messina ha girato gran parte della pellicola con primi piani serrati. "All'inizio ho pensato: oddio, la macchina da presa è troppo vicina. Ma poi ho capito che sarebbe stata una grande opportunità per spingermi al massimo. Linda mi ha messa alla prova e cambiata come niente prima", afferma l'interprete, che in passato aveva incarnato antagoniste comiche come la reginetta viziata in 'Le amiche della sposa' o la spietata trafficante di armi bulgara in 'Spy' (entrambi di Paul Feig), ma mai aveva portato sullo schermo variazioni emotive così toccanti e buffe. "La difficoltà era evitare che il personaggio diventasse monocorde, come se fosse isterica per tutto il tempo". La scommessa di questo "film minuscolo che è tutto la sua protagonista" sembra vinta a giudicare dai riconoscimenti accumulati durante la stagione: un Golden Globe e candidature ai Sag Awards (il sindacato degli attori), ai Bafta, ai Critics Choice Awards e, per finire domenica prossima, agli Academy Awards. Le giornate di Linda ricordano l'estetica da attacco di panico continuo di altri fiori all'occhiello della newyorchese A24, come 'Good Time' (2017) e soprattutto 'Uncut Gems' (2019) di Josh e Benny Safdie. Non è un caso: Bronstein è sposata con il regista, montatore e sceneggiatore Ronald Bronstein, che da anni collabora con i due fratelli in diverse ruoli e figura tra i produttori di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'.

Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'Rose Byrne, all'Oscar madre sfinita di 'Se solo potessi ti prenderei a calci'

T.Ueda--JT