The Japan Times - Shirin Neshat regista d'opera a Parma, 'rendo visibile il suono'

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Shirin Neshat regista d'opera a Parma, 'rendo visibile il suono'
Shirin Neshat regista d'opera a Parma, 'rendo visibile il suono'

Shirin Neshat regista d'opera a Parma, 'rendo visibile il suono'

'In Iran atrocità cupe. Gente choccata ma la protesta non è scemata'

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(di Bianca Maria Manfredi) E' una vera e propria opera d'arte l'allestimento di Orfeo ed Euridice, melodramma settecentesco di Gluck, che debutterà il 23 gennaio al teatro Regio di Parma con la regia di Shirin Neshat, fotografa e artista visiva di fama mondiale, già premiata alla Biennale di Venezia dove sarà presente nella prossima edizione con una mostra personale basata su tre videoinstallazioni che seguono la vita di una vera donna iraniana trapiantata dopo la rivoluzione da bambina negli Stati Uniti, dove ha iniziato a pubblicare video su youtube, che diventano una critica ad entrambe le società. Proprio come un'opera d'arte lo ha pensato lei, che ha debuttato nella regia lirica nel 2017 con un'Aida al festival di Salisburgo che in questa stagione è stata ripresa anche all'Opéra di Parigi. "Vedo l'opera come una estensione della mia arte visiva" ha spiegato all'ANSA. "Ciò che mi affascina nel dirigerla è la concretezza radicale del mezzo. Voce, corpo, spazio e tempo collidono: tutto è esposto" e questo "apre a possibilità espressive che nessuna altra forma d'arte permette". "Per me dirigere non significa illustrare il significato ma creare relazioni fra strati diversi: tensioni, frizioni, pause". E in questo caso, avere a che fare con un melodramma del Settecento non è un limite, anzi. "L'arte contemporanea non intende riprodurre il contesto storico ma chiedersi quali esperienze sono incardinate in questa forma, e come possono essere percepite oggi la distanza dal tempo originario non è cancellata ma resa produttiva". "Questo - ha aggiunto - non significa 'modernizzare' l'opera ma rivelare il suo presente", un modo per continuare "a far parlare" un capolavoro: "I linguaggi visivi contemporanei possono rendere visibile l'udibile". Nel caso di Orfeo ed Euridice la vicenda è tolta dal mito: Euridice soffre per la morte del figlio, una morte che in qualche modo Orfeo nega perché vuole continuare a vivere. Lei si suicida e lui inizia un viaggio non tanto negli inferi quanto in se stesso. "E' il racconto contemporaneo di una coppia che deve affrontare una crisi esistenziale", una "coppia che dopo la separazione non riesce a fare i conti con la perdita del figlio". "Il viaggio di Orfeo non è per salvare Euridice, ma è un modo di disfare, di cancellare ciò che è successo, di riprendere il controllo" e "il suo fallimento non è morale ma l'espressione di uno stato in cui il dubbio vince sulla fiducia". Allo stesso tempo Euridice non è l'oggetto dell'amore di Orfeo ma "una donna moderna ed emancipata che se ne era andata dalla loro relazione prima della morte". Una vicenda resa con il nero e bianco, tipico dello stile di Neshat, ma anche con due video girati appositamente in teatro e nei paesaggi parmigiani proiettati a inizio e fine dell'opera che vogliono essere "uno spazio di riflessione, non un effetto". Impossibile in un dramma sulla mancanza di comunicazione non pensare alle proteste e allo spegnimento di Internet in Iran, Paese che lei ha lasciato negli anni '70 ma dove ancora resta la sua famiglia. "Solo due volte mia sorella è riuscita a chiamarmi, ogni volta per meno di due minuti, semplicemente per farmi sapere che erano vivi. Da allora non ho avuto altre notizie". "Dall'esterno, può sembrare che le proteste in Iran siano scemate e che la vita sia tornata alla normalità ma non potrebbe essere più lontano dalla verità. Il Paese vive in uno stato di shock collettivo, di paura e lutto per la perdita di migliaia di giovani donne e uomini", paura di scendere in strada con "ferite psicologiche" per ciò a cui hanno assistito, ovvero alcune delle "più cupe atrocità della storia moderna dell'Iran". Ora tutti, in patria e all'estero, desiderano una cosa: "vedere la fine di una dittatura che ha devastato il Paese per quasi cinque decenni" e poter avere "libertà, dignità, sopravvivenza economica, condizioni che sono impossibili sotto l'attuale regime" senza "potenze straniere, come gli Stati Uniti e Israele, che spesso sfruttano momenti di crisi interna per avanzare i loro interessi geopolitici".

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S.Suzuki--JT