The Japan Times - Il futuro: DM-i, il cuore elettrico

EUR -
AED 4.255207
AFN 75.312818
ALL 92.067539
AMD 421.916893
ANG 2.073763
AOA 1062.497601
ARS 1750.436922
AUD 1.616174
AWG 2.088498
AZN 1.967134
BAM 1.957688
BBD 2.333302
BDT 142.047004
BGN 1.965524
BHD 0.436861
BIF 3466.857944
BMD 1.158668
BND 1.475823
BOB 14.080918
BRL 5.915923
BSD 1.158442
BTN 110.086629
BWP 15.615544
BYN 3.581254
BYR 22709.883608
BZD 2.329868
CAD 1.60366
CDF 2631.333646
CHF 0.942281
CLF 0.027599
CLP 1086.204257
CNY 7.787231
CNH 7.783662
COP 3668.781697
CRC 525.563604
CUC 1.158668
CUP 30.70469
CVE 110.381942
CZK 24.190891
DJF 205.918684
DKK 7.474831
DOP 68.061813
DZD 154.587338
EGP 59.149168
ERN 17.380013
ETB 189.226673
FJD 2.551623
FKP 0.856566
GBP 0.859088
GEL 3.024077
GGP 0.856566
GHS 13.062007
GIP 0.856566
GMD 85.741824
GNF 10182.787985
GTQ 8.838525
GYD 242.366771
HKD 9.086219
HNL 31.078976
HRK 7.533774
HTG 151.49985
HUF 367.999175
IDR 20508.415299
ILS 3.50335
IMP 0.856566
INR 109.458569
IQD 1517.601248
IRR 1592675.42192
ISK 140.604683
JEP 0.856566
JMD 183.607088
JOD 0.82149
JPY 184.088514
KES 149.954598
KGS 101.325784
KHR 4690.96977
KMF 492.433601
KPW 1042.801118
KRW 1574.026651
KWD 0.358225
KYD 0.965423
KZT 527.12618
LAK 25965.508726
LBP 103740.506154
LKR 380.607094
LRD 206.211137
LSL 18.702238
LTL 3.421244
LVL 0.700866
LYD 7.363897
MAD 10.8552
MDL 20.093287
MGA 5004.301724
MKD 61.595256
MMK 2433.054232
MNT 4167.970761
MOP 9.358536
MRU 46.311667
MUR 54.700975
MVR 17.900906
MWK 2008.82822
MXN 19.671748
MYR 4.686462
MZN 74.021441
NAD 18.702238
NGN 1540.217324
NIO 42.631118
NOK 10.791128
NPR 176.14089
NZD 1.981936
OMR 0.445501
PAB 1.158427
PEN 3.89866
PGK 5.21953
PHP 72.442226
PKR 321.298692
PLN 4.330335
PYG 6851.258452
QAR 4.223474
RON 5.255024
RSD 117.302371
RUB 101.154729
RWF 1708.109628
SAR 4.342267
SBD 9.292237
SCR 15.94086
SDG 696.939542
SEK 11.150338
SGD 1.47302
SHP 0.858417
SLE 29.053603
SLL 24296.677896
SOS 662.098592
SRD 43.766929
STD 23982.078552
STN 24.526301
SVC 10.136739
SYP 15064.99513
SZL 18.700731
THB 38.455593
TJS 10.70424
TMT 4.066923
TND 3.39037
TOP 2.789793
TRY 55.957621
TTD 7.849418
TWD 36.795113
TZS 3070.466661
UAH 51.737783
UGX 4378.222782
USD 1.158668
UYU 46.639411
UZS 13692.206088
VES 927.135343
VND 30209.359203
VUV 137.050968
WST 3.128117
XAF 656.65268
XAG 0.017813
XAU 0.000265
XCD 3.131357
XCG 2.087803
XDR 0.819238
XOF 656.66119
XPF 119.331742
YER 274.633124
ZAR 18.611596
ZMK 10429.399688
ZMW 22.06838
ZWL 373.090472
Il futuro: DM-i, il cuore elettrico
Il futuro: DM-i, il cuore elettrico

Il futuro: DM-i, il cuore elettrico

Nel mondo delle ibride plug-in, una stessa sigla può racchiudere soluzioni tecniche molto diverse. La tecnologia DM-i di BYD appartiene a questa categoria, ma ne rovescia la gerarchia tradizionale: il motore elettrico non è un semplice aiutante del propulsore a benzina, bensì il principale responsabile della trazione. Il termico resta essenziale, soprattutto quando la batteria raggiunge la soglia di riserva o quando il viaggio prosegue ad alta velocità, ma lavora per la maggior parte del tempo come fonte di energia e non come protagonista meccanico.

DM-i significa Dual Mode intelligent. I due modi richiamati dal nome sono la marcia elettrica e quella ibrida, mentre la componente intelligente è affidata a un sistema di controllo che decide, istante per istante, come far circolare l’energia. Velocità, richiesta dell’acceleratore, livello di carica, temperatura e condizioni di funzionamento determinano se convenga usare soltanto la batteria, avviare il motore a benzina come generatore oppure collegarlo direttamente alle ruote. Per chi guida, il passaggio avviene quasi sempre senza interventi e con una continuità più vicina a quella di un’auto elettrica che a quella di un’ibrida convenzionale.

Due motori elettrici, due compiti distinti
La particolarità si comprende osservando ciò che si trova sotto il cofano. Il sistema elettrico ibrido EHS integra due macchine elettriche ad alta velocità, l’elettronica di potenza, la riduzione finale e una frizione. Il primo motore elettrico, indicato tecnicamente come P1, è collegato al propulsore a benzina e svolge soprattutto la funzione di generatore. Il secondo, denominato P3, trasmette coppia alle ruote e recupera energia nelle decelerazioni.

Non c’è un cambio automatico tradizionale a più rapporti. Il motore di trazione lavora attraverso una riduzione fissa, mentre il termico può essere accoppiato alla linea di trasmissione mediante la frizione e un rapporto dedicato. Questa semplificazione riduce il numero di passaggi meccanici, limita le interruzioni di coppia e aiuta a conservare la sensazione di spinta continua tipica dell’elettrico. In modalità puramente elettrica il percorso dell’energia è lineare. La Blade Battery alimenta l’inverter, l’inverter governa il P3 e il P3 muove le ruote. Il motore a benzina rimane spento e la vettura procede senza emissioni allo scarico. In frenata e al rilascio dell’acceleratore il flusso si inverte: le ruote trascinano il motore di trazione, che funziona da generatore e restituisce parte dell’energia alla batteria.

Quando la carica scende verso la riserva, spesso collocata attorno al 20 o al 25 per cento, entra in scena il propulsore termico. Nella marcia ibrida in serie esso aziona il P1, che produce elettricità. L’energia può alimentare immediatamente il motore di trazione, essere accumulata nella batteria oppure seguire entrambe le strade. Le ruote continuano quindi a essere mosse dal P3, mentre il motore a benzina può lavorare in una zona di rendimento favorevole, senza dover inseguire continuamente la velocità del veicolo.

Perché il motore a benzina può muovere le ruote
La DM-i non è però un semplice sistema ad autonomia estesa. In un’auto con estensore puro, il motore a combustione non ha alcun collegamento meccanico con le ruote. Nel sistema BYD, invece, la frizione può chiudersi e far passare l’architettura dal funzionamento in serie a quello in parallelo.

La ragione è energetica. Alle basse e medie velocità, soprattutto nel traffico, conviene spesso affidare la trazione all’elettrico. A velocità autostradale costante, però, convertire l’energia meccanica del motore in elettricità e poi di nuovo in movimento comporta perdite. Se il regime e il carico sono adatti, il collegamento diretto del propulsore a benzina diventa più efficiente. In quella fase il P3 può assistere il termico durante un sorpasso, compensare una richiesta improvvisa di potenza o ricevere energia in eccesso per mantenere il livello di carica stabilito. È questo passaggio fra serie e parallelo a spiegare la denominazione Dual Mode. Il sistema non sceglie una sola filosofia, ma usa di volta in volta quella meno dispendiosa. In città privilegia l’elettrico e il recupero in frenata. Nei percorsi extraurbani alterna trazione elettrica e generazione. In autostrada può sfruttare il collegamento meccanico diretto. Nelle accelerazioni più intense somma il contributo dei due propulsori.

Un motore termico progettato per non stare al centro
Il quattro cilindri a benzina da 1,5 litri non è un’unità convenzionale adattata in un secondo momento alla trazione ibrida. È stato sviluppato per funzionare dentro questa architettura, dove contano più il rendimento e la stabilità del regime che la risposta isolata del motore. Nelle versioni aspirate già diffuse in Europa, BYD ha dichiarato un rendimento termico di picco del 43,04 per cento. Altri modelli impiegano una variante sovralimentata quando sono richieste potenze superiori o la trazione integrale.

Nel 2026 la quinta generazione DM 5.0 ha compiuto il debutto europeo sulla Dolphin G DM-i. L’evoluzione non consiste in un singolo componente, ma in un lavoro coordinato su propulsore, gestione termica ed elettronica. Il nuovo 1,5 litri adotta un rapporto di compressione di 16 a 1, iniezione e combustione ottimizzate, raffreddamento separato delle diverse zone e lubrificazione a portata variabile. Il sistema EHS utilizza inoltre lamierini di acciaio al silicio più sottili e soluzioni riviste per il raffreddamento e la trasmissione, con l’obiettivo di ridurre le perdite elettriche e meccaniche. Anche l’architettura di controllo è stata resa più compatta. L’integrazione di più centraline nel dominio del gruppo propulsore consente scambi di dati più rapidi e una regolazione più precisa del flusso energetico.

Non è un dettaglio secondario. In un ibrido serie-parallelo, l’efficienza finale dipende non soltanto dal rendimento dei singoli organi, ma dalla rapidità con cui il sistema sceglie la combinazione corretta. Un ritardo nell’avvio del termico, un eccesso di generazione o una gestione poco accurata della carica possono trasformarsi in sprechi. La centralina deve invece mantenere il motore a benzina nella sua zona di maggiore efficienza e, nello stesso tempo, conservare nella batteria una riserva sufficiente per accelerazioni, recupero energetico e marcia urbana.

La Blade Battery come riserva e cuscinetto energetico
La batteria svolge un ruolo più ampio di quello suggerito dalla sola autonomia elettrica. Le celle Blade utilizzano chimica al litio-ferro-fosfato, scelta per stabilità termica, durata e possibilità di essere organizzata in un pacco sottile e strutturalmente efficiente. Nella DM-i la batteria alimenta la marcia quotidiana, fornisce potenza nei transitori e assorbe l’energia recuperata o prodotta dal generatore.

Le capacità variano sensibilmente secondo il modello. Nella Dolphin G DM-i europea si parte da 7,42 chilowattora e 40 chilometri elettrici nel ciclo WLTP, mentre le versioni con batteria da 18,3 chilowattora arrivano fino a 105 chilometri. La stessa configurazione dichiara fino a 1.040 chilometri di autonomia complessiva con pieno di benzina e carica completa.

Sulla Seal U DM-i, l’accumulatore da 26,6 chilowattora permette di raggiungere fino a 125 chilometri elettrici nel ciclo combinato WLTP. Questi dati mostrano come BYD utilizzi una medesima logica tecnica adattandola a compatte, berline, familiari e sport utility. Anche la ricarica cambia secondo la capacità dell’accumulatore. La Dolphin G DM-i di ingresso dispone di un caricatore in corrente alternata da 3,3 chilowatt. Le versioni con batteria maggiore salgono a 6,6 chilowatt e possono accettare corrente continua fino a 39 chilowatt, passando dal 10 all’80 per cento in 26 minuti. La ricarica rapida non è indispensabile per una plug-in, ma può essere utile durante una sosta quando si vuole recuperare una parte consistente dell’autonomia elettrica.

Con DM 5.0 è cresciuta anche l’attenzione alla temperatura. Il raffreddamento diretto della batteria, la gestione coordinata del vano anteriore e dell’abitacolo e il controllo termico su un intervallo più ampio servono a ridurre gli sprechi sia con il caldo sia con il freddo. La temperatura incide infatti sulla resistenza interna delle celle, sulla capacità di accettare energia in frenata, sulla potenza disponibile e sui consumi del climatizzatore.

Che cosa significano davvero i consumi dichiarati
I valori omologati delle plug-in hybrid richiedono una lettura attenta. Un consumo ponderato di 1,4 litri per 100 chilometri, dichiarato per la Dolphin G DM-i con la batteria maggiore, presuppone una partenza con accumulatore carico e una quota rilevante di percorso effettuata in elettrico. Non equivale al consumo continuo di benzina dopo che l’autonomia elettrica è stata utilizzata.

La distinzione è decisiva. Chi ricarica con regolarità e percorre ogni giorno distanze inferiori al raggio elettrico può usare il motore termico di rado, limitandolo ai viaggi più lunghi. Chi non collega quasi mai l’auto alla rete la utilizza invece come una full hybrid più pesante, efficiente ma privata di una parte importante del proprio vantaggio. Le rilevazioni su strada aiutano a mettere i numeri in prospettiva. Su una Seal U DM-i a trazione integrale della prima generazione europea, con batteria alla soglia minima, sono stati misurati circa 6,5 litri per 100 chilometri nel misto urbano ed extraurbano e 8,2 litri in autostrada. Una guida particolarmente attenta è scesa a 4,1 litri. La più recente Dolphin G DM-i, più leggera e dotata di DM 5.0, ha fatto registrare nei primi percorsi misti valori attorno a 3,4 litri per 100 chilometri, mantenendo però una quota consistente di carica residua. Non sono dati direttamente confrontabili, ma illustrano quanto massa, aerodinamica, temperatura, velocità e strategia di gestione possano modificare il risultato.

Dimensione del testo:

Anche l’autonomia complessiva superiore ai mille chilometri deve essere interpretata correttamente. Non indica una percorrenza interamente elettrica, ma la somma dell’energia immagazzinata nella batteria e di quella contenuta nel serbatoio. Il risultato dipende quindi dal consumo a batteria carica, dalla strategia con cui il sistema conserva la riserva e dall’efficienza raggiunta dal termico nei lunghi tratti a velocità costante.

La presa rimane fondamentale
Ricaricare resta il gesto che dà senso alla sigla plug-in. La DM-i può funzionare bene anche quando la batteria si trova alla riserva, perché conserva un margine energetico per l’assistenza elettrica e per il recupero. Ciò non significa che la presa sia superflua.

Quando viene prelevata a casa o con una tariffa favorevole, l’energia elettrica costa generalmente meno dell’equivalente energetico della benzina e consente di svolgere gli spostamenti quotidiani senza accendere il termico. Il vantaggio economico dipende tuttavia dal prezzo della ricarica, mentre quello ambientale varia con il mix elettrico, con le temperature e con la frequenza reale d’uso in modalità elettrica. Una plug-in utilizzata senza ricarica continua a portare con sé batteria, caricatore e componenti elettrici, senza sfruttarne pienamente la funzione. Una DM-i caricata ogni notte, al contrario, può coprire gran parte della settimana lavorativa come una vettura elettrica e riservare la benzina alle trasferte più lunghe.

Una guida da elettrica, con un compromesso preciso
Dal posto di guida, il risultato più riconoscibile è la fluidità. La coppia arriva immediatamente dal motore elettrico, non ci sono cambiate tradizionali e l’avviamento del termico è spesso poco percepibile. Quando la richiesta di potenza cresce o la velocità resta elevata, il quattro cilindri può diventare udibile, ma il suo regime non deve necessariamente seguire in modo lineare l’andatura dell’auto durante il funzionamento come generatore. È una conseguenza dell’architettura e non un difetto della trasmissione.

Il compromesso rimane quello di ogni plug-in hybrid. A bordo convivono un motore a combustione, due macchine elettriche, un serbatoio, una batteria e circuiti termici complessi. Il peso e il costo industriale sono maggiori rispetto a un’auto a benzina semplice, mentre manutenzione e gestione sono più articolate rispetto a un’elettrica pura. In cambio si ottengono autonomia di viaggio, rifornimento rapido e una quota di mobilità quotidiana a emissioni locali nulle. La presenza dei due sistemi implica inoltre che la convenienza dipenda dal profilo d’uso. Nei percorsi urbani e suburbani la DM-i può esprimere al meglio la priorità elettrica e il recupero energetico. Sui lunghi tragitti autostradali il motore termico assume inevitabilmente un ruolo maggiore, mentre la resistenza aerodinamica e il peso rendono impossibile mantenere i consumi omologati ponderati.

La DM-i è dunque meno una somma di due propulsori che una diversa distribuzione dei loro ruoli. Il motore elettrico guida, il termico produce energia o interviene quando il collegamento meccanico è più conveniente, la batteria assorbe e restituisce potenza, la centralina orchestra il tutto. È questa architettura, più della sola capacità dell’accumulatore o della potenza di sistema, a spiegare perché le plug-in BYD riescano a comportarsi come elettriche per gran parte della giornata senza rinunciare alla flessibilità dei lunghi viaggi.

Nel mercato europeo del 2026, con la tecnologia estesa dalla Seal U alle famiglie Seal, Sealion, Atto e Dolphin, DM-i è diventata una delle colonne della strategia BYD. Il suo valore reale, però, non si misura soltanto nelle autonomie a quattro cifre. Si misura nella capacità di scegliere il percorso energetico più adatto a ogni fase di guida e, soprattutto, nell’uso che ne fa il proprietario. Una DM-i ricaricata spesso può essere prevalentemente elettrica. La stessa auto, usata senza presa e a velocità autostradali, resta un’ibrida efficiente, ma non può sottrarsi alle leggi della fisica.

U.Sellmer